Lavori pseudoscientifici nuovi ed inutili

risanamentoigienicoMassariA seguito dei molti lettori che si pongono dei ragionevoli dubbi riguardo la nostra innovativa tecnologia, vorremmo segnalare un simpatico testo scritto da Giovanni e Ippolito Massari (nel 1985) che fa una chiara critica a lavori pseudoscientifici del tempo. Il linguaggio un po’ antico è tipico della metà del novecento o precedente. Vorremmo che ogni lettore tragga le giuste deduzioni critiche a quanto scritto da due uomini seri e sicuramente tutti d’un pezzo che non accettano le baggianate pseudoscientifiche e le contrastano tenacemente.

IgroDry oggi, benchè sia un prodotto innovativo e di recentissima invenzione, se applicato correttamente, offre indubbi ed inoppugnabili risultati che nessuno potrebbe contestare (nemmeno i Massari); a differenza dei sistemi descritti qui di seguito, ancora molto in voga e fortemente consigliati da tecnici un po’ superficiali, molto più interessati al vil denaro che ai risultati scientifico-pratici ottenibili.

Per correttezza non abbiamo citati i moderni nomi commerciali di tali tecnologie, ma ognuno di noi, sufficientemente intelligente, saprà capire di cosa si sta parlando.

 

Sifoni di Knapen e fantasiose varianti

Il belga A. Knapen suggerisce di prosciugare le murature con una specie di bonifica operata sulla parete, tratto per tratto.
Il sistema, noto per la trovata del cosiddetto ‘sifone atmosferico’, è basato su un principio teorico di facile comprensione, e spesso citato nella letteratura tecnica.
Knapen ritiene di poter estrarre l’umidità dai muri per mezzo di tubi porosi lungi una trentina di centimetri e dal diametro interno di circa 3 centimetri, introdotti nella muratura e inclinati in basso verso l’esterno: sono questi tubi che esso chiama ‘sifoni atmosferici’.

Il loro funzionamento sarebbe analogo a quello della provetta piena d’acqua immersa obliquamente con l’estremità libera in un recipiente colmo d’acqua, la cui superficie sia coperta da uno strato colmo d’olio: il fenomeno che ha ispirato Knapen è la salita dell’olio, più leggero, nella provetta mentre l’acqua più pesante ne esce.
Allo stesso modo, egli ha detto, l’aria esterna, più asciutta e perciò più leggera, sale nel sifone atmosferico scacciandone l’aria umida e pesante che vi si è accumulata.

Questo parallelismo di comportamento dell’olio e dell’aria asciutta come entrambi leggeri, e che per ciò salgono, non ha nessuna base nella realtà dei due fenomeni arbitrariamente accostati da Knapen.

La realtà è che l’acqua e l’olio hanno un rapporto costante dei loro pesi specifici ed il movimento di scambio nella provetta è costante, indipendentemente da altri parametri.

Al contrario l’aria libera esterna e quella contenuta nel sifone murato, hanno pesi specifici variabili a seconda della temperatura, e cariche di vapor d’acqua anche variabili, cosicchè il rapporto dei pesi è mutevole ed il conseguente movimento reciproco avviene in un senso o nell’altro come in un senso o nell’altro può avvenire la sottrazione di vapor d’acqua, secondo un rebus da risolvere caso per caso.

SifoneAtmosferico
Il movimento dell’aria nel sifone è una incognita continua e non già un fenomeno fisso come quello dell’olio e dell’acqua.

Affinché l’aria esca dal sifone inclinato non basta che sia caricata di vapor d’acqua, poiché, a parità di temperatura, il miscuglio aria vapore è tanto più leggero per quanto più vapore contiene.
Contrariamente a quello che sembrerebbe, più l’aria è asciutta e più pesa, e dunque uscirà dal sifone non già perché inumidita, ma se si è raffreddata tanto da essere divenuta più pesante e densa dell’aria esterna.

Ma d’inverno i muri sono più caldi dell’aria esterna e poiché l’aria calda ed inumidita possa uscire, il sifone dovrebbe avere la bocca rivolta verso l’alto e non già verso il basso.

Soluzione assurda rispetto alla pioggia, gli accumuli di sporco e le polveri…

Sistemi elettrosmotici

I volantini pubblicitari (oggi le pagine web) snocciolano spiegazioni da asilo infantile lardellate di ‘potenziale’ nonché di ‘elettrosmosi’  e di ‘catalizzatori’ che suonano bene come i paroloni di medicina con i quali, imbonitori geniali e ciarlatani, vendevano, nelle fiere di paese, grasso di serpente per curare i reumatismi.
Per difendersi da tante baggianate si vedano le direttive contrattuali basate sul controllo dell’acqua contenuta nel muro prima e dopo la cura.

Dello stesso tenore sono i trattamenti elettrosmotici.

E’ noto che, con l’impiego di corrente elettrica continua attraverso un liquido conduttore si può, per elettrosmosi, effettuare un trasporto di liquido attraverso setti porosi e semiporosi, con una velocità indipendente dallo spessore del settore.

Questo principio fisico ha avuto brillanti applicazioni industriali per la disidratazione di materie varie, per l’estrazione di succhi, per la parziale essiccazione dell’argilla e della torba, cosicché qualche ricercatore ha pensato di utilizzare lo stesso principio fisico per il prosciugamento delle murature umide dei fabbricati.
L’applicazione più analoga al caso nostro è il consolidamento provvisorio delle scarpate argillose (durante il lavoro di rivestimento murario) con l’infissione verticale di tubi di ferro con la parete crivellata, alternativamente connessi col polo positivo gli uni e col polo negativo gli altri, di una adeguata corrente continua.
lavori pseudoscientifici
L’acqua che impregna l’argilla e la fa smottare, ostacolando il lavoro di rivestimento della sponda, si trasferisce gradatamente per elettrosmosi dai tubi di ferro positivi ai negativi dall’interno dei quali viene poi estratta l’acqua per mezzo di una pompa centrifuga.

La scarpata viene mantenuta più asciutta e consolidata per quel tanto che basta per spingere avanti il lavoro di rivestimento murario.
Anche il prosciugamento della torba è stato utilmente tentato con l’elettrosmosi; partendo da torba contenente il 90% di acqua, si può ottenere un prosciugamento notevole con l’asportazione dal 50 al 70% di acqua.

C’è però una differenza notevole: l’altissima percentuale iniziali di acqua che l’argilla e la torba contengono (90 – 70%) rispetto alla muratura, la quale, anche se di mattone, raramente contiene un volume d’acqua superiore al 30%.

Nell’argilla e nella torba è più che sufficiente, e rappresenta gran successo una riduzione di acqua del 25% mentre nella muratura di mattoni, si potrebbe parlare di prosciugamento e di successo, solo se dal 30% iniziale si potesse scendere al 5%, sempre s’intende in volume.

Insomma, nella muratura è punto di partenza per il prosciugamento elettrosmotico, quello che nell’argilla e nella torba è il traguardo di arrivo.

Non risulta sperimentalmente ancora chiaro se, con l’elettrosmosi, si possa spingere il prosciugamento della muratura così avanti come occorre, ma il dubbio sembra trovare fondamento nella resistenza elettrica rapidamente crescente che la massa muraria presenta alla corrente a mano a mano che avviene il prosciugamento.

Ad ogni modo il risanamento dei locali umidi con l’elettrosmosi viene oggi commercialmente applicato in base a procedimenti brevettati sotto varie denominazioni.

Il dispositivo, che non ha nulla di segreto, perché semplice applicazione di un principio di fisica, può essere realizzato facilmente con una leggerissima corrente continua di 6-8 volt ottenuta dalla rete di illuminazione con l’interposizione di un piccolo trasformatore per campanelli e di un raddrizzatore.

elettrosmosiEsempio
A noi personalmente il procedimento elettrosmotico, sebbene ripetutamente tentato, non ha dato alcun risultato.

Secondo il fisico B.H. Vos tutte le sostanze porose e quindi anche le murature hanno un loro punto critico di contenuto percentuale di acqua, al di sopra del quale è possibile la diffusione, cioè lo spostamento dell’acqua sotto l’azione di una forza adeguata (per es. l’elettrosmosi), mentre al disotto, l’acqua si muove solo per evaporazione…

 

(tratto da Risanamento igienico dei locali umidi di Giovanni e Ippolito Massari – hoepli editore – 1985)

 

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