Tagli chimici pro e contro, ma c’è una alternativa?

tagli chimiciRitorniamo a parlare dei tagli chimici, sono metodi anti umidità ancora molto applicati e parecchio diffusi in Italia.
Anche se ne abbiamo già parlato in un precedente articolo del 14 febbraio 2014, andiamo ora ad approfondire le possibili problematiche in vista delle nuove tendenze normative europee.

Parlando di tagli chimici, parliamo di trattamenti che consistono nell’isolare tecnicamente il muro dell’alzato dal muro di fondazione (che solitamente è più umido) con metodi realizzativi differenti ma comunque molto invasivi e costosi.

Sostanzialmente ci sono due metodi, convergenti negli effetti, che vengono tecnicamente chiamati taglio fisico e taglio chimico dei muri. Commercialmente possono avere nomi diversi (forse con l’intento di renderli più accettabili al committente meno accorto).

Sentiamo parlare allora di iniezioni chimiche, di sbarramenti (chimici o fisici), di iniezioni di resine, di barriere chimiche o fisiche, di impermeabilizzazioni (o impregnature) murarie, di trattamenti chimici o meccanici; ma come abbiamo detto, son sempre le stesse tecniche che si riconducono a due sole: il taglio fisico e il taglio chimico.

Tagli fisici
E’ una tecnica che sta fortunatamente entrando in disuso e si applica tagliando letteralmente e fisicamente l’intero edificio alla base interponendo sul punto di taglio delle lastre e/o delle malte atte ad isolare il muro rialzato dalle fondamenta.

E’ un metodo assolutamente vietato in zone sismiche perché indebolisce (ed a volte dissesta) l’intera struttura muraria compromettendone la stabilità e la sicurezza di chi ci vive e chi vi è intorno.

Tale metodo è ormai deprecato ed assolutamente sconsigliato anche nelle zone a limitato rischio sismico, in quanto l’edificio così trattato perde ogni forma  di garanzia sulla sicurezza che il costruttore ed il progettista devono fornire obbligatoriamente per molti anni a venire.

La legislazione europea inoltre si sta orientando verso l’obbligo del ripristino della stabilità strutturale compromessa con opere aggiuntive di riconsolidamento (solitamente molto onerose) che potrebbero gravare su chi ha fatto il lavoro o addirittura sullo stesso commissionario.

Tagli chimici
E’ una tecnica molto in voga e si applica insufflando sostanze chimiche a pressione o a caduta naturale tramite una serie di fori consecutivi a livello dell’alzato.

Tali sostanze, solitamente molto fluide, tendono a impregnare la profondità della muratura e creare uno strato impermeabile isolato che dovrebbe prevenire la risalita umida.

Anche questa tecnica tende a destabilizzare la struttura (seppur in maniera meno accentuata) in quanto la continuità delle forature consecutive permette una più facile filatura strutturale e una zona preferenziale di rottura e di taglio.

Benché la foratura venga richiusa e ripristinata a fine lavori, non è mai certo che tale indebolimento venga risanato con delle semplici malte appiccicate alla meno peggio su una zona ormai isolata dall’azione chimica della barriera.

Anche l’efficacia del trattamento potrebbe essere messa in discussione in quando la differenza della densità muraria con i leganti o i vuoti ed i pieni interni, non garantiscono quasi mai una uniformità sullo spessore della stratificazione che si intende ottenere, inoltre sembra che proprio le zone più umide siano le più restie a ricevere il prodotto che dovrebbe curare il problema stesso.

Tralasciando quindi il procedimento del taglio fisico che si sta dismettendo per i problemi strutturali già citati, serve ora porsi alcuni quesiti sul metodo chimico alternativo.

Benché osannato (ovviamente) dai venditori e dagli applicatori come il metodo migliore e più sicuro, sarebbero da valutare alcuni punti solitamente omessi nel contratto di commissione.

In particolare:
– quali sono i rischi effettivi dopo aver effettuato un simile trattamento?
– possiamo garantire di poter ripristinare la stabilità originale dell’edificio?
– quali sarebbero gli effetti collaterali delle sostanze immesse nella muratura?
– cosa succederebbe se queste sostanze, in un futuro, risultassero dannose per la salute?
– sarà poi possibile rimuovere successivamente tutto il materiale impregnato dentro i muri?

Più semplicemente siamo certi di voler creare danni irreversibili ed inquinare le nostre strutture murarie con sostanze che poi in futuro non potremmo più rimuovere se non demoliamo l’intero edificio?
L’eventuale smaltimento dei materiali poi, quanto ci costerebbe?

Sono domande ovvie e lecite che ognuno dovrebbe porsi ancor prima di commissionare un trattamento simile fin troppo costoso ed invasivo.

Però ora veniamo a sapere che esistono trattamenti alternativi molto meno complessi, meno costosi, assolutamente non pericolosi e non invasivi, che utilizzano sostanze atossiche, sicure e non inquinanti… Allora la scelta si fa più semplice e quasi obbligata.

Le ultime tecnologie hanno infatti portato alla luce due prodotti assolutamente formidabili per risolvere il problema dell’umidità muraria che varrebbe la pena di provare prima di ogni altro metodo.

Il loro particolare sistema di applicazione ad imbibizione superficiale ne permette l’applicazione a pennello (o a vapore) e consente di testare il prodotto anche localmente in pochi metri quadri senza fare polveri e senza effettuare lavori complicati ed invasivi che costringono l’inquilino ad uscire di casa.

L’intera linea di prodotti a processo EAS  e in particolare IgroDry 2301 sono gli unici prodotti al mondo in grado di risolvere l’umidità muraria ed il ristagno idrico interno semplicemente con applicazioni a pennello mirate e superficiali, senza fori né tagli sui muri.

Sono prodotti assolutamente sicuri e certificati totalmente atossici che rimuovono l’umidità senza l’uso di alcuna sostanza chimica dispersa nell’ambiente e nel muro.

Sostanze in grado di:
– spurgare i contenuti salini, smog e muffe dalle porosità murarie
– igienizzare le superfici
– inseguire l’acqua ristagnante ed asciugare in profondità il muro.
Un trattamento risanante a 360° totalmente pulito e inodore applicabile anche da soli e senza necessità di una impresa specializzata.

Cosa si vuole di più?

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