IgroDry Antimuffa

antimuffaPerché bisogna saper scegliere un buon antimuffa

L’inquinamento prodotto da battèri, muffe, funghi e lieviti, non va mai sottovalutato. Questi microrganismi possono essere a volte anche letali in quanto nascono, crescono e si sviluppano molto rapidamente, con meccanismi di riproduzione esponenziali.
L’alta volatilità delle spore (utilizzate per riprodursi ed inspirate dal nostro organismo), possono produrre (anche in individui sani) sintomi di irritazioni delle mucose, lacrimazione, rinorrea, cefalee, difficoltà di concentrazione, capogiri, nausee, problemi respiratori, dermatiti allergiche, secchezze cutanee ed alterazioni dell’umore.

Per capire a fondo i meccanismi di formazione e proliferazione delle muffe vanno chiariti alcuni concetti responsabili della formazione della condensa.
Viene definita condensazione il fenomeno fisico per cui il vapor d’acqua passa dallo stato gassoso a quello liquido e la quantità di vapore acqueo che l’aria può trattenere aumenta con l’aumentare della temperatura.

In condizioni climatiche invernali, dove le temperature esterne sono più basse di quelle interne, il vapor d’acqua ambientale tende condensare sulle murature perimetrali che solitamente sono più fredde. Non essendo quasi mai adeguata le capacità di smaltimento dell’umidità eccessiva, i muri giungono a saturazione creando un ristagno di acqua in forma di patina umida o di goccioline.

I fenomeni condensativi si possono però originare anche in estate quando l’aria calda e umida di un ambiente si va a depositare sulle superfici murarie più fredde. Questa, raffreddandosi velocemente, scarica tutto il contento di vapore acqueo sotto forma di goccioline (condensa).

L’alterazione dei valori di trasmittanza muraria può anche combinarsi con le umidità accidentali ottenute da altre attività umane:
– panni stesi ad asciugare
– piante ed animali
– attività quotidiane di pulizia domestica ed igiene personale
– sudorazione e respirazione
– vapori di cucina
– utilizzo dei servizi igienici

Rimangono comunque più soggetti a condensa tutti quegli ambienti domestici in cui maggiormente si concentra il vapore acqueo come il bagno, la cucina e tutti quei posti in cui si soggiorna continuativamente per molte ore (camere da letto).

La saturazione di acqua sulla superficie muraria porta di conseguenza al formarsi di colonie batteriche, muffe, funghi e fuoriuscita di salnitri.

Le muffe sono la manifestazione macroscopica di migliaia di colonie di funghi dall’aspetto polverulento, che hanno colorazione variegata che può andare dal rosso al giallo, al verde, all’azzurro o, per le più comuni, al nero. Le colonie fungine si riproducono rapidamente attecchendo laddove sussistano tre condizioni essenziali:
– una sufficiente disponibilità di umidità (anche se a fasi alterne)
– cibo per alimentarsi
– scarsa ventilazione

Muffe e funghi prediligono sempre aree scarsamente ventilate e sono microrganismi che si riproducono con meccanismo sporigeno, ossia con rilascio di spore.  Inizialmente non visibili ad occhio nudo, la pericolosità delle muffe è dovuta al fatto che alcune di esse sono in grado di produrre sostanze tossiche per l’organismo umano, quali le micotossine è quindi pericoloso inalarne le spore, che sono causa frequente di disturbi respiratori e fenomeni allergici.

Queste spore, quando sono giunte a maturazione, cercano di conquistare la maggior superficie disponibile e per questo vagano nell’aria fino a che non trovano altre superfici sufficientemente umide per proliferare in un nuovo sito e ricreare una colonia.

Sono estremamente pericolose se inalate da soggetti con debolezze immunitarie (bambini, anziani, soggetti in terapia antibiotica) ma non è raro contrarre allergie acute anche da parte di soggetti sani.

Esse possono trovare facile e rapido attecchimento sia su superfici naturali (es. legno, pietra, il cemento o l’intonaco), che su quelle sintetiche come la plastica, il PVC, le resine ed addirittura i vetri.  Le comuni pitture, essendo a base organica, costituiscono un ottimo cibo per le muffe

Optare sempre per un buon antimuffa

Al di là di quelli che sono i metodi empirici e provvisori di sanificazione (quali disinfezioni con candeggina, raschiature superficiali, applicazioni di prodotti disinfettanti-sanificanti), l’opera effettuata più di frequente è quella di ravvivare le pareti ammuffite con nuove tinteggiature (anche una o due volte l’anno).

Il problema è che l’ignaro inquilino si affida a soluzione di ripiego (consigliate dal ferramenta, dal decoratore o dal tuttofare di turno), con trattamenti preliminari fatti di vari miscugli (chiamati additivi), ma il risultato è sempre lo stesso: la muffa e le macchie si ripresentano poco dopo o alla stagione successiva.

Non copriamo la muffa con le pitture

le comuni pitture antimuffa acriliche o viniliche non sono traspiranti e sono fabbricate quasi sempre a partire da una base organica. Ciò costituisce un valido nutrimento per le muffe e riducono la traspirazione muraria peggiorando ancor di più la situazione.
Ad ogni tinteggiatura si va a stendere un ulteriore strato nutritivo sulla quale la muffa attecchisce e banchetta ancor meglio di prima; essa così trova alimentazione costante, quindi cresce, si sviluppa, si riproduce e…rilascia nuove spore.

Per completare il ciclo, le carcasse di queste muffe e funghi morti, vengono poi demolite dalla proliferazione batterica. Si assiste quindi all’aumento esponenziale della carica batterica presente nell’aria dell’ambiente domestico che contribuisce a peggiore ancor più uno status già compromesso; il classico odore di muffa, distinguibile come odore di chiuso o di cantina, ne è la più palese testimonianza.

A completamento del fenomeno queste muffe, se ben insediate in un ambiente, si ciberanno di tutto quanto vi sarà di organico in una normale abitazione: residui di cibo, grassi volatili, desquamazioni, fibre naturali (lana, cotone, pellame,…)  e non è raro assistere all’ammuffimento precoce dei cibi (anche se chiusi nei contenitori), del frigorifero, dei capi di abbigliamento comprese e non escluse borse, calzature, divani e tende.

Non candeggiamo la muffa

La soluzione che offrono i prodotti a base di cloro invece (praticamente quasi tutti i prodotti in commercio), non sono mai risolutiviper molti motivi.

In primo luogo passare prodotti a base di cloro non uccidono mai il fungo in profondità, però l’azione sbiancante del prodotto, ci fa credere che il problema sia risolto

Altro problema è l’alto contenuto salino che il prodotto contiene che tende a far aumentare la ritensione idrica della muratura aumentando di conseguenza lo stato di benessere del fungo che rimane sempre ben irrigato ed umido.

Prima di ristrutturare un ambiente, pensiamoci bene

Non continuiamo quindi ad intrugliare con tempere, fissativi, antimuffe a base di cloro o sostanze chimiche di dubbia efficacia: bisogna dapprima sanificare la muratura ripristinando lo stato igroscopico e traspirante, poi abbassare il tenore di umidità superficiale.

Il trattamento con IgroDry ripristina le condizioni igroscopiche ottimali, eliminando il ristagno di acqua; tolta l’acqua le muffe di essiccano e si distruggono naturalmente e l’ambiente torna sano ed inodore.

 

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