Dieci metodi per portarsi la muffa in casa

Una analisi semplice degli stili di vita e dei modi di fare che aiuta la muffa ad insediarsi in casa nostra

Iniziamo elencando le 10 più frequenti ed errate convinzioni e cerchiamo di spiegarne i motivi per cui sono controproducenti o dannose.
In fondo scopriremo anche la soluzione che risolverà seriamente il problema.

1) Un po’ di muffa non ha mai ammazzato nessuno…
In realtà ci potrà sembrare pure innocua qualche macchiolina di muffa sparsa qua e là per i muri, ma in realtà una macchia di muffa è solo l’inizio di una proliferazione che può arrivare a diventare seria ed allarmante.
Le spore che il microorganismo mette in circolo per l’ambiente servono per la sua riproduzione e per la sua espansione e fa parte dei particolati più volatili e leggeri esistenti (PM 10) esse vengono inalate molto facilmente con la respirazione e sono causa di molte forme allergiche a carico del nostro sistema respiratorio. Alcuni dei sintomi più diffusi sono: stanchezza, ezemi, lacrimazione, naso gocciolante, tosse, asma bronchiale, irritabilità, senso di nausea, ecc.

2) La muffa se ne andrà con la bella stagione, poi basta una pitturazione.
E’ una affermazione assolutamente errata e falsa, benché anche molti rifinitori edili ne siano convinti (forse per interesse personale). La verità è che la muffa è un fungo che attecchisce tramite le spore che circolano libere in aria e si posano ovunque. Quando trovano un ‘terreno’ favorevole  esse iniziano a crescere rapidamemente e a generare ulteriori spore per procreare e colonizzare nuove zone. Essendo un fungo, predilige zone umide, calde e riparate dalla luce diretta del sole, un muro umido solitamente è il miglior alleato per questi microorganismi perché fornisce acqua a sufficienza e cibo proveniente dalla componente organica della pittura.
Nella stagione più calda il fungo tende a rimanere fermo per le condizioni sfavorevoli ambientali ma non muore, riparte la sua attività vitale però da settembre a marzo quando gli ambienti sono più umidi e meno luminosi.
Ripitturare ogni primavera senza debellare profondamente il fungo significa ridonare nuova linfa all’ospite rifornendolo di materiale organico e umidità.

3) Rimuoviamo la muffa con aceto, candeggina o altre diavolerie
I rimedi della nonna come aceto, bicarbonato, alcool, oli essenziali, ecc. non producono assolutamente alcun beneficio alla lotta contro la muffa però forniamo di certo una aggiunta alimentare molto gradita al fungo che si propagherà più forte di prima già dopo pochi giorni dal trattamento ‘ricostituente’.
Nemmeno la candeggina o i prodotti a base di cloro o l’acqua ossigenata nulla potranno fare contro questo intruso; benché all’inizio tale trattamento sembrerebbe risolutivo, in realtà sbianchiamo solo la macchia, ci intossichiamo le vie respiratoie e forniamo un substrato più stabile di umidità e di acqua. Il motivo è che i primi sono clorati ad alto contenuto salino e, come tali, aiutiamo il muro a trattenere ulteriore umidità superficiale a tutto vantaggio per il fungo.
Alcuni pazzi usano sostanze diserbanti agricole per la lotta contro le muffe, inutile dire che esse sono assolutamente tossiche e che rimangono disperse nei muri per anni. Forse così potremo dire addio alle muffe… ma anche ai nostri cari!

4) Ora che abbiamo ripulito e sbiancato possiamo star tranquilli
Come abbiamo detto, le muffe attecchiscono nelle nostre case solo nei punti più favorevoli e costantemente umidi. Siccome è impossibile evitare le loro spore perchè sono numerosissime, leggere e circolano liberamente nell’aria come le polveri ed i pollini, serve risanare lo stato ambientale e dei nostri muri. Bisogna capire che le muffe non sono ostili a noi, ma ci preferiscono perchè offriamo una casa sufficientemente ospitale a loro.
Combattere le problematiche termiche legate alla condensa ed al ricambio d’aria sono, per esempio, i primi rimedi contro le muffe.

5) Aumentiamo il riscaldamento per asciugare un po’ i muri
Aumentare la temperatura ambientale nelle stagioni fredde su ambienti che tendono ad ammuffire è il metodo più sicuro per peggiorare la situazione. Sapendo che la quantità di vapore trattenuta nell’aria è tanto maggiore quanto più essa è calda, va da sé capire che tanta più acqua è contenuta un una unità di volume e tanto più è probabile un evento di condensazione.
In casi di elevata temperatura ambientale, visto che non si bada a spese, è sempre conveniente attivare anche un deumidificatore d’aria per evitare gli eccessi di vapore. Consideriamo che lo stato igrostatico consigliato per una buona permanenza in un ambiente chiuso sarebbe dai 30% al 55% di umidità relativa. Più è alta la temperatura però e più sarebbe consigliato tenere l’umidità relativa verso il minimo (sappiamo però che è proprio quando un ambiente è umido che si tende ad aver più freddo e quindi aumentare la temperatura del riscaldamento).

6) In case termiche e d’inverno evitiamo il ricambio dell’aria
Limitare i ricambi di aria agli ambienti è tra gli errori più comuni che si tende a fare quando è freddo o quando abbiamo speso una fortuna per infissi o per una casa di classe superiore. Eppure  bisogna sempre ricordare che sono gli inquilini a produrre un eccesso di umidità ambientale, se la casa è disabitata ed il riscaldamento spento, l’umidità è molto più ridotta come la probabilità di avere muffe e condensazione da ponti termici.
Nella vita comune si produce umidità con tutte le nostre forme di attività antropica, a partire dalla respirazione si emettono circa 2 litri di acqua a giorno per persona in forma di vapore, ma poi c’è la sudorazione, poi l’igiene, la cucina, la biancheria che si asciuga, gli animali, le piante verdi, il lavaggio dei pavimenti, ecc. Un mare di vapore che si va a sommare all’umidità media esterna e che si concentra nei nostri ambienti, per questo è sempre necessario aerare energicamente aprendo tutte le finestre insieme per almeno 10 minuti al giorno preferibilmente la mattina quando fuori è più freddo; proprio quando il contenuto di umidità per volume è proporzionalmente molto più ridotto.

7) In estate però è tutto diverso
In linea di principio può andare bene tenere aperto costantemente in estate purché non si abbiano ambienti interrati perticolarmente freddi. Il contenuto di vapore in estate infatti è molto superiore e si rischia di portare una grande quantità di umidità all’interno dei nostri ambienti generando condensa e poliferazione di muffe inaspettate.

8) La finestra a ribalta è un compromesso…
Per i nostri ambienti, compresi i bagni, le finestre a vasistass possono diventare una vera condanna perché tale metodo di apertura offre uno scarsissimo ricambio di aria dall’interno verso l’esterno, ma in cambio, fa entrare molto freddo in inverno e molto vapore in estate.
Meglio allora, quando possibile e dopo ogni doccia, spalancare per 10 minuti e poi richiudere totalmente.

9) Ho una casa nuova non è possibile avere la muffa
Sembra un controsenso eppure è molto frequente avere problemi di muffe più in case nuove che in edifici datati.
I motivi sono in parte già stati spiegati in precedenza. L’eccessiva esigenza di isolare e sigillare ogni spiffero riduce sostanzialmente lo scambio naturale di vapore con gli infissi.
Gli isolamenti termici lungo i muri (solitamente non traspiranti) riducono il microassorbimento e lo scambio di vapore con l’esterno per mezzo della capillarità.
Tali limitazioni necessarie per far entrare l’edificio nella normativa sulle dispersioni termiche, crea di fatto un sistema stagno ed impermeabile che porta a saturare di vapore l’ambiente abitato creando giocoforza molti punti di condensazione e di conseguenza pericolosi focolai di muffa.

10) Ho fatto fare un contromuro ora la muffa sparirà
Anche se molto consigliato da esperti professionisti edili, creare una controparete laddove non si riesce a risolvere un problema di muffa (o di umidità) equivale a nascondere l’immondizia sotto il tappeto.
Il lavoro infatti, apparentemente risolutivo, tende a degradare nel giro di pochi anni, i soldi bruciati e un odore di chiuso e di cantina che ci invade la casa giorno e notte, estate ed inverno.
I motivi sono semplici: creando una intercapedine tra due pareti si inizia a intensificare il vapore al suo interno ed instaurare fin da subito alcune colonie di muffe. Col passare del tempo, la scarsità di luce, l’umidità costantemente alta, la colonia inizia a crescere a dismisura e creare filamenti (o radici) sempre più lunghe che tendono a legarsi con gli insediamenti del lato opposto, trasportando acqua anche sul lato che sarebbe dovuto rimanere asciutto ed isolato.
Alla fine l’odore insopportabile di muffa e l’umidità ritornata farà persuadere anche i più tenaci a rimuovere tale membrana decidendo di risanare una volta per tutte il muro ormai invaso da ogni forma e specie di fungo.

Conclusioni
Conoscendo che lei problematiche citate sono estremamente diffuse, puntiamo a ricordare che è proprio la muratura il vero regolatore ambientale. E’ la muratura che, oltre ad una efficace barriera e regolazione termica, offre anche una interfaccia per lo smaltimento del vapore verso l’esterno. Similmente ad una membrana, il muro è il miglior alleato per la salubrità ambientale a patto che esso venga mantenuto asciutto e libero di traspirare.

Proprio per ridonare salubrità, traspirazione ed efficienza alle murature che si consiglia l’uso di igrodry; ottimo per combattere le muffe in ambiente e per risolvere problemi di muri soggetti a risalita umida.

Vedi anche cosa dice la circolare pubblica del governo italiano

Stilato dall’Ufficio Tecnico di IgroDry

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