Valutare l’umidità al tatto

umidità al tattoE’ arrivato il primo studio sui meccanismi sensoriali che permetto al cervello di interpretare uno stimolo umido e valutare anche l’umidità al tatto.

L’aspetto più essere interessante se consideriamo che la nostra pelle non dispone dei recettori che rilevano l’umidità: la percezione di bagnato qundi non è altro che una sensazione evocata dal nostro cervello basandosi su delle nostre esperienze acquisite col tempo.

Cosa avverrebbe allora quando percepiamo una sensazione di bagnato?  Sembra che la percezione di umidità si intrecci con la nostra capacità di percepire temperatura, pressione e consistenza: più bassa è però la temperatura, più si accentua la nostra sensazione di umidità.

A svelare questo coinvolgimento è stato un recente studio pubblicato sul Journal of Neurophysiology effettuato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Loughborough (nel Regno Unito) guidato da Davide Filingeri.
Grazie ad esperimenti condotti su alcuni giovani, è stato messo a punto il primo modello in grado di spiegare tali meccanismi e spiegare come il cervello possa interpretare, e valutare con buona precisione, la sensazione di umido pur non avendo disponibili gli adatti percettori.

Lo studio ha coinvolto 13 studenti maschi, che sono stati esposti ad uno stimolo umido di 3 diversi fasce di temperature ambientali: caldo, freddo e neutrale.
L’esperimento è stato condotto stimolando un punto dell’avambraccio, dove la pelle è dotata di peli, oppure sulla pelle delle dita, che benché parimenti sensibile, è invece assolutamente glabra.
Inoltre in altri esperimenti è stato anche valutato il coinvolgimento delle fibre nervose che trasportano i segnali riguardanti temperatura e tatto dalla pelle verso il cervello: bloccando questa attività nervosa le sensazioni dapprima rilevate non venivano più percepite.
In questo modo è stato scoperto che la percezione dell’umidità è ovviamente maggiore a basse temperature e nelle zone dove vi è più presenza di peli e che, le fibre nervose afferenti sensibili al freddo e alle sensazioni tattili, sono effettivamente più coinvolte nella trasmissione della sensazione di umidità al cervello.

Alla luce di ciò, gli autori dello studio dichiarano: “I nostri risultati  forniscono prove dell’esistenza di un modello specifico di processamento delle informazioni alla base di una rappresentazione neurale di un tipico stimolo umido”.

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Per concludere possiamo dire che la sensazione di umidità deriva, oltre dalla sensazione generale dovuta al clima in cui si sta soggiornando, anche dai recettori del freddo e del tatto.

Non abbiamo ancora sperimentato personalmente queste conclusioni, ma sembrerebbe veritiera la possibilità di valutare il grado di umidità di una superficie (nel nostro caso un muro umido), col semplice avambraccio dotato di buona peluria.

Andando un po’ a sensazione, crediamo che la zona più sensibile dovrebbe risultare l’avambraccio maschile interno (quello meno abbronzato per intenderci) e la misurazione andrebbe sempre fatta con l’arto sufficientemente caldo e ben irrorato. Ci sembra ovvio che con arti anchilosati dal freddo, tutte le sensazioni risulterebbero poco veritiere e la misura scarsamente affidabile.

D.Filingeri – Per chi voglia approfondire, può richiedere l’intero studio allo stesso autore

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