I trattamenti antisale di ieri e di oggi confrontati con il processo IgroDry

trattamenti antisaleCommercialmente viene molto spesso proposto di neutralizzare gli effetti dannosi dei sali interni ai muri mediante pitture, neutralizzanti o rinzaffi antisale, trattamenti antisale solitamente poco efficaci.

Più correttamente questi prodotti dovrebbero chiamarsi, convertitori salini e sono prodotti chimici che reagiscono con i sali trasformandoli da solubili in sali insolubili perché, nella reazione, si va a creare un nuovo materiale che risiede all’interno del muro.

Questi trattamenti antisale vengono applicati come spennellatura di un liquido direttamente sul muro a faccia a vista oppure sul muro nudo dopo aver tolto il vecchio intonaco marcio.
Nei rinzaffi, spesso a base di cemento, il reagente attivo viene miscelato o incorporato entro un aggrappante o fondo, da stendersi da solo o come parte di un ciclo di risanamento con ulteriori intonaci risananti.
Il concetto di base è che i sali così trasformati, non essendo più solubili o igroscopici, non possono ricristallizzare e quindi non possono più mantenere l’umidità o fare ulteriori danni.

Questi speciali trattamenti sono però invasivi, irreversibili e molto superficiali creando un nuovo materiale che intasa i capillari del substrato, ne riduce la traspiribilità naturale della muratura e, solitamente, non penetrano più di 3 mm nel substrato, quindi i vecchi sali rimasti più in profondità, finiscono per ricristallizzare e distaccare tutto lo strato superficiale già trattato e convertito.

I prodotti convertisale sono normalmente efficaci e funzionano anche bene in laboratorio; ma nella pratica presentano molti limiti e diversi inconvenienti che porta il trattamento a funzionare per poco tempo e non come ci si aspetterebbe. Questo per almeno tre ragioni:
– esistono solitamente tre differenti tipologie di sali che si infiltrano nella muratura e queste sono distribuite in diverse quantità
– i reagenti non riescono mai ad arrivare ai sali di profondità creando un trattamento superficiale, ridotto e parziale
– il nuovo materiale, insolubile, potrebbe intasare le capillarità e diminuire di molto la traspirazione.

La cristallizzazione

I cristalli che formano i sali Solfati e Nitrati possono prendere diverse forme. Sono cristalli idrati meta stabili che possono passare da una forma all’altra a seconda della temperatura ambientale e della disponibilità di acqua in cui si trovano.
Questi sali possono formarsi senza, o con diverse molecole di acqua in ogni cristallo. Nel passare da una forma all’altra cambiano di volume creando pressioni di ricristallizazione enormi, in grado spaccare qualunque materiale edile.

Il Solfato di Sodio, ad esempio, può cristallizare da solo o con sole 10 molecole d’acqua, nel qual caso il volume del nuovo cristallo aumenta dimensionalmente di oltre quattro volte.  Queste transizioni possono avvenire in più cicli consecutivi nelle 24 ore soprattutto nelle stagioni calde ed i danni di deterioramento e sgretolamento che possono provocare sui laterizi, nei mattoni o nell’intonaco, sono veramente ingenti.

Casi di cambiamento di volume nei cristalli salini idrati

Sale Molecole acqua Aumento di volume (%)
Solfato di magnesio da 2 a 6 + 128 %
Solfato di magnesio da 2 a 7 + 157 %
Solfato di sodio da 0 a 10 + 315 %
Cloruro di magnesio da 0 a 6 + 217 %
Nitrato di calcio da 0 a 4 + 86 %

Rischi di degrado

Il rischio di degrado di un materiale lapideo contaminato da sali come specificato dal Min. BB. CC.si presentano in proporzione alla quantità percentuale in peso dei sali totali presenti nel muro.

In linea generale un muro potrà essere classificato secondo il grado di contaminazione in:
– Pulito quando contiene meno dello 0,20% di sali totali al suo interno;
– Poco contaminato quando contiene dallo 0,30% allo 0,50%
– Mediamente contaminato dallo 0,60% al 1,50%
– Molto contaminato dal 1,60% al 3,00% di sali
– Gravemente contaminato oltre il 3,00% di contenuto salino

Altre problematiche

– Le principali categorie dei sali che sono normalmente presenti nelle murature sono solfati, cloruri e nitrati, ma non esiste un reagente unico ed efficace per tutte queste tipologie di sali
– Quasi mai, in un piccolo o medio cantiere, si analizza preventivamente il muro per sapere quali e quanti sali ci sono, o dove siano, quindi non si può sapere quali e quanti reagenti dovrebbero essere impiegati per neutralizzarli.
Normalmente allora si tende ad arrangiarsi  impiegando dei mix e miscugli di reagenti e cocktail non sempre efficaci e quasi mai combinati in dosi giuste per il caso specifico.

Conseguenze ed inconvenienti

In tutti i casi, le conseguenze possono essere diverse e gravi:
– si rischia di immettere reagente insufficiente o del giusto tipo lasciando del sale ancora attivo che continuerà ad agire e reagire all’interno
– si rischia di immettere troppo reagente di un certo tipo rispetto alla quantità di sale da trattare e può succedere che all’interno del muro avanzerà del reagente che non farà altro che contaminarlo ulteriormente.

Inoltre vi sono altre problematiche fisiche con cui bisognerebbe fare i conti:
– i cristalli dei sali nel substrato sono molto fitti ed inzuppati di acqua e questa dovrebbe essere spostata o penetrata dal prodotto convertisale. Il reagente chimico però ha grosse difficoltà a farsi strada in questa barriera e comunque viene diluito dall’acqua già a pochi millimetri di profondità.
– appena applicato, il reagente entra in contatto con il primo sale che trova e la reazione porta alla formazione di un nuovo materiale solido e insolubile, che diventa un ulteriore ostacolo alla penetrazione del reagente nel substrato.

Paradossalmente quindi, più sono presenti i sali da convertire e prima si va ad arrestare la penetrazione del trattamento che arriverà al massimo a 3-4 mm  (mentre la profondità alla quale si trovano i sali può raggiungere anche i 20 mm) e rimangono per forza dei vecchi sali più profondi oltre allo strato convertito dalla spennellatura o dal rinzaffo.

Sappiamo che i cristalli dei sali (sopratutto solfati e nitrati) procurano danni quando ricristallizzano successivamente all’asciugatura periodica (che varia a seconda delle condizioni ambientali e della disponibilità di acqua). E’ praticamente impossibile evitare, ai cristalli di sale più profondi, di entrare in contatto con dell’acqua ambientale perché viene acquisita ed assorbita sia come vapore che per igroscopia e ne consegue che, nel giro di poco tempo, i sali rimasti ricristallizzano e, per il grande aumento di volume, andranno a staccare lo strato superficiale già trattato velocizzandone il degrado.

Tratto da un bel testo dell’Ing. Edgardo Pinto Guerra sui vecchi metodi di trattamenti antisali

Perché IgroDry funziona davvero

Nella foto in alto si può vedere una aggregazione di sali trattati da IgroDry e vista al microscopio a 200x, si può notare subito:
– la completa asciugatura dei cristalli trattati
– l’annientamento delle muffe (corpi neri)
– la traspirazione permessa dagli interstizi tra i cristalli rimasta immutata

IgroDry è un naturale convertitore salino proveniente dall’acqua e richiede un semplice trattamento superficiale senza bisogno di alcuna preparazione muraria (si applica dall’intonaco)

– disattiva e rende inerti i sali igroscopici
– elimina la pressione interna dei cristalli
– espelle gli eccessi salini

La sua efficacia sbalorditiva è ormai riscontrata sia in laboratorio che in cantiere perché:

– si applica direttamente sul l’intonaco ammalorato a pennello o anche a spruzzo senza altre preparazioni
– il prodotto penetra in profondità per contagio molecolare della colonna d’acqua e per la sua speciale polarizzazione elettrica inversa e si sostituisce all’acqua preesistente
– una volta insidiato, la sua funzione antisale si sviluppa con facilità ed è efficace anche a grande profondità
– la contaminazione molecolare, ormai in atto, disattiva tutti i tipi di sali igroscopici rendendoli inerti
– la parte di sali solubilizzata dal trattamento viene fluidificata ed espulsa in superficie (per via della pressione interna) creando dei cristalli o dei filamenti (da rimuovere successivamente)
– il trattamento non è occlusivo ed è ripetibile in qualunque momento senza alcuna ulteriore preparazione muraria
– non odora, non inquina, non macchia e non crea esalazioni né polveri (oltre ai sali che fuoriescono successivamente)
– non contiene alcuna sostanza o prodotto chimico dannoso né tossico.

Vai a conoscere meglio le grandi opportunità che ti offre questo nuovo prodotto.

 

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2 pensieri riguardo “I trattamenti antisale di ieri e di oggi confrontati con il processo IgroDry

  • 26 marzo 2015 in 19:57
    Permalink

    Abitazione di campagna di ca.200 mq con risalita capillare di circa 15 cm max su pareti esterne e interne (tufo) con conseguente rigonfiamento intonaco interno.Esternamente rivestimento in klincher. Per risolvere a quale spesa andrei incontro? GRAZIE e cordiali saluti. basciano antonino

    Risposta
    • 27 marzo 2015 in 09:26
      Permalink

      Non possiamo fare una stima se non conosciamo la gravità del problema e lo spessore del muro. Il modo più semplice è che acquista un flacone di test, fa un trattamento su una superficie ridotta di 1 o 2 mq e valuta il consumo. Poi sarà semplice valutare l’esatto quantitativo occorrente per trattare l’intero edificio.

      Risposta

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